L'Isola di Veg (25/26/27 Maggio 2018)
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DDP – The Elves Factory di Doda

DDP – The Elves Factory di Doda

Riciclo, Creatività e Colore

La DDp – The Elves Factory è stato da subito, per me, qualcosa al di là del “brand”, inteso nel senso strettamente commerciale di “marchio”, si trattava di racchiudere in un nome tutto ciò in cui credo, tutto ciò che mi appassiona: l’arte, la cultura celtica, l’amore per la natura, la passione per i colori.La DDp – The Elves Factory è stato da subito, per me, qualcosa al di là del “brand”, inteso nel senso strettamente commerciale di “marchio”, si trattava di racchiudere in un nome tutto ciò in cui credo, tutto ciò che mi appassiona: l’arte, la cultura celtica, l’amore per la natura, la passione per i colori.Mi diverte e mi stimola lavorare con colori che non trovo disposti su una tavolozza ma che devo ricercare tra campionari di tappezzeria, vecchi capi di abbigliamento, scarti di lavorazioni altrui: è un processo creativo che si innesca praticamente da solo al quale devo imprimere “solo” la mia voglia di esserci, di esprimermi, di raccontare come mi sento in quel preciso momento.Il riciclo di materiali come i tessuti mi mette nelle condizioni di portare avanti un progetto che va al di là della “semplice creazione”: quello di contribuire (nella misura di una goccia d’acqua nell’oceano, forse) al riutilizzo di “qualcosa” il cui smaltimento rappresenterebbe un processo costoso e profondamente nocivo per l’ambiente.il processo creativo, però, non si ferma al coinvolgimento dei soli tessuti, ma si muove in mille altre direzioni e nascono così, insieme a borse ed accessori, anche lampade, complementi d’arredo, gadget vari, giocattoli … tutti  figli  semplicemente di “qualcosa” che “mi capita tra le mani” e che mi trasmette la propria voglia di rivivere in altra forma e… io “ascolto ed eseguo”, guidata ancora una volta dalle forme, dai colori, dagli odori, dalle sensazioni tattili che quel materiale/oggetto mi trasmette: è come riscrivere, ogni volta, il finale di una favola già raccontata, creando qualcosa che, nella mia idea, dovrà durare talmente tanto “in buona salute” da non dover mai più essere “smaltita”.Tutto questo sicuramente mi posiziona all’interno di una “nicchia produttiva e di genere” nella quale io devo, e voglio, esserci durante tutto il processo, dall’ideazione alla firma finale: un luogo (fisico, mentale ed emotivo) che mi “impone”, a volte, anche arresti improvvisi laddove mi accorgo che per portare “a finito” un oggetto dovrei utilizzare materiali non in linea con le mie idee di salvaguardia ambientale (vernici, resine, tinture varie). Tuttavia in quella “nicchia” io ritrovo me stessa e le cose in cui credo, e se da una parte, per molti, questo si traduce in “limite produttivo” per me rappresenta unicità, non replicabilità (finito un materiale… si passa ad altro), durabilità, certezza di aver portato avanti un progetto che… “sa di buono” e in cui, con il tempo, le persone hanno imparato riconoscere me e le mie creazioni e questo è il modo più appagante del mondo per essere certi di viaggiare sulla strada giusta. (https://www.facebook.com/DDpegaso).

 

Date

23 Marzo 2018

Tags

Artigianato Eco Cruelty Free

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